9 marzo 2025

La cultura ucraina

Vogliamo parlare di resistenza?
Allora parliamo di Ucraina, un Paese che ha stracciato la storia, facendo il dito medio a imperi, dittatori e chiunque altro fosse abbastanza stupido da pensare di poterne schiacciare lo spirito.
La cultura ucraina non è fatta solo di bei ricami e canzoni popolari: essa è un gigantesco, provocatorio dito medio a secoli di dominazione straniera.
Questa non è la favola che racconterebbe la nonna.

L'Ucraina è rimasta incastrata nella peggiore situazione di coinquilini del Mondo per secoli.
Proprietari terrieri polacco-lituani, zar russi, ficcanaso austro-ungarici, burocrati sovietici, dite chi volete, tutti questi hanno cercato di schiacciare l'Ucraina.
Allora l'Ucraina è diventata creativa: quando non puoi combattere i carri armati con i forconi, li combatti con poesie, canzoni e arte che urlano "Siamo ancora qui, stroxxi!".

Entrano in scena i cosacchi, i veri duri dell'Ucraina, quelli veri e originali, non la mascherata russa che si ispira a loro.
Questi sono la banda di motociclisti delle steppe, cavalcavano cavalli, invece che rumorose motociclette.
Non erano solo temibili combattenti: hanno costruito un intero stile di vita attorno al fatto di farla pagare ai prepotenti.
Le loro canzoni, le loro storie, le loro selvagge assemblee democratiche, non erano solo tradizioni: erano grida di battaglia.
Lo spirito cosacco è ancora l'arma segreta dell'Ucraina.

Poi sono arrivati i russi con le loro politiche di "russificazione".
Questo è un modo elegante per dire "Ehi, smettila di essere ucraino".
Hanno vietato di parlare e scrivere la lingua, hanno messo al bando i libri: il solito ciarpame imperiale, imposto con la violenza.
Ma gli ucraini hanno trasformato le loro cucine in biblioteche segrete.
Hanno tramandato poesie e canzoni come se fossero contrabbando.
Hanno trasformato il "vaffanxxlo" in una forma d'arte.
Il poeta Taras Shevchenko ha scritto poesie così infuocate che è stato esiliato, ma ciò non lo ha fermato: i suoi versi sono diventati l'inno non ufficiale della resistenza ucraina.

Shevchenko è cruciale: il poeta ha trasformato le parole in molotov.
La sua poesia non si è limitata a piangere la perdita della libertà: ha sfidato e incitato gli ucraini a riprendersela.
I russi hanno vietato le sue opere, ma gli ucraini le hanno comunque passate in giro, come un tesoro proibito.
Questa è resistenza!

Se la lingua è un campo di battaglia, allora la lingua ucraina è una granata.
Mentre la Russia ha cercato di far sparire la lingua ucraina, gli ucraini le si sono aggrappati come a una scialuppa di salvataggio.
Ї, una singola lettera, è diventata un simbolo di sfida.
Una lettera!
Una lettera che fa andare ai matti i russi.
Come fare incxxxare un impero con un alfabeto.

Chi pensa che il folklore sia solo storie della buonanotte deve ripensarci.
Le canzoni e i racconti popolari ucraini sono fondamentalmente messaggi criptati di sfida.
Canzoni popolari come "Oi u luzi chervona kalyna" (viburno rosso nel prato) non riguarda la botanica: è un codice per la resilienza e la ribellione: è diventata un inno durante le rivoluzioni, dalla lotta per l'indipendenza alle proteste di Maidan.

La notte di Kupala è una festa pagana sopravvissuta alla cristianizzazione, alla repressione sovietica e probabilmente a qualche guerra mondiale.
Ballare attorno ai falò, tuffarsi nei fiumi: è tutto una questione di rinnovamento e di lotta contro le forze che cercano di cancellarti.

L'arte è un cavallo di Troia per la ribellione.
Pittori e artigiani ucraini hanno usato il loro lavoro per contrabbandare l'identità nazionale oltre i censori.
Disegni floreali e luminosi sembrano decorazioni innocue, ma sono in realtà kit di sopravvivenza culturale.

I kobzar, i bardi ciechi che vagavano per la campagna cantando la storia dell'Ucraina nei cuori delle persone, erano come playlist umane per la resistenza.
Facciamo un salto al presente, e i musicisti ucraini stanno mescolando folk con ogni sorta di genere musicale.
Stanno fondamentalmente dicendo: "Provate a cancellare questo, strxxzi".

Persino la religione si è trasformata in un campo di battaglia: i sovietici hanno cercato di distruggere la fede, ma gli ucraini l'hanno semplicemente ricostruita sottoterra.
La Chiesa greco-cattolica ucraina è diventata un santuario per l'identità culturale.
E nel 2019, quando la Chiesa ortodossa ucraina ha ottenuto l'indipendenza da Mosca, è stato: "Grazie, Russia. Da qui in poi ce ne occuperemo noi".

L'attuale guerra con la Russia è solo l'ultimo capitolo dell'epica saga di resistenza dell'Ucraina.
Le tradizioni popolari sono tornate in pieno vigore.
Le camicie ricamate, vyshyvanka, non sono solo moda, sono armature.
Gli artisti documentano la guerra, i musicisti radunano gli spiriti e gli archivisti salvano i tesori culturali dalle bombe.
L'Ucraina non sta solo combattendo per la terra e le persone: sta combattendo per la sua anima.

Cosa rende la cultura ucraina inarrestabile?
Essa è come l'acqua: adattabile, resiliente e impossibile da contenere.
Quando i libri vengono banditi, gli ucraini cantano.
Quando le canzoni vengono censurate, gli ucraini dipingono.
Quando la storia viene negata, per cancellarla, allora gli ucraini la riscrivono, perché non vada perduta.
La cultura di resistenza dell'Ucraina non è solo una risposta all'oppressione: è una dichiarazione di esistenza.
In effetti è una Nazione che dice: "Siamo qui, siamo stati qui prima di voi e non andremo da nessuna parte".

Quindi la prossima volta che qualcuno cerca di schiacciare lo spirito dell'Ucraina, ricorda: non sta solo combattendo un Paese, ma sta combattendo secoli di resistenza indistruttibile, che non perdona e non cede.
Buona fortuna con questo.